Reach: capire e interpretare questa metrica per valutare l’audience di un sito

Reach: capire e interpretare questa metrica per valutare l’audience di un sito

Quando si analizza un sito web, e in particolare quando si vuole valutare la qualità di uno spot per una campagna di netlinking, alcuni indicatori tornano sempre: traffico SEO stimato, Trust Flow, Citation Flow, numero di domini referenti, autorità del dominio o ancora Topical Trust Flow.

Queste metriche sono estremamente utili, ma hanno un punto in comune: non permettono sempre di sapere se il sito è realmente frequentato dagli utenti.

È proprio qui che il Reach diventa interessante.

MisterGoodLink ha appena integrato questa metrica nei dati di analisi degli spot, per offrire un segnale in più nella valutazione dei siti proposti sulla piattaforma.

Il Reach è un indicatore che permette di valutare la portata o la popolarità di un sito a partire dai dati del Chrome User Experience Report (CrUX) di Google.

A differenza di una stima di traffico costruita sulle posizioni SEO di un sito, il segnale di base proviene da esperienze e navigazioni di utenti Chrome reali che soddisfano i criteri di idoneità di Google.

Non va però interpretato come un contatore di visitatori.

Un Reach di 80 non significa che un sito realizzi 80.000 visite al mese, così come un Reach di 40 non significa che ne realizzi la metà.

Che cos’è dunque il Reach? Come viene calcolato? Che cosa ci dice CrUX? E soprattutto, come usare questo dato per valutare un sito o scegliere un backlink?

In questo articolo:

Che cos’è il Reach?

La parola reach si può tradurre con portata.

Nel contesto che ci interessa, è una metrica che permette di situare la popolarità di un sito rispetto agli altri siti osservati.

Il Reach è proposto in particolare da NicheObserver, un progetto di Kevin Richard, anche creatore di SEObserver. Presentato pubblicamente a settembre 2026, Reach mira a rendere i dati di popolarità provenienti da CrUX più semplici da leggere e da usare per confrontare i siti. NicheObserver propone in particolare un Domain Reach, espresso su una scala da 0 a 100.

L’obiettivo non è fornire un numero preciso di visitatori mensili, ma rispondere in fretta a una domanda diversa:

Quanto peso sembra avere questo sito nel traffico web realmente osservato da Chrome?

NicheObserver si appoggia per questo al dataset pubblico Chrome User Experience Report, più comunemente chiamato CrUX.

Con CrUX, Google raccoglie dati provenienti da utenti Chrome idonei, soprattutto per studiare l’esperienza reale delle persone sul web.

Nel mondo SEO, CrUX è noto soprattutto grazie ai Core Web Vitals e a PageSpeed Insights.

Il dataset contiene però anche un segnale molto meno conosciuto: un livello di popolarità delle origin, basato sul numero totale di navigazioni registrate per ciascuna di esse.

È questa informazione che rende CrUX particolarmente interessante per analizzare la portata di un sito.

Il Reach non è una stima di traffico

È probabilmente il punto più importante da capire.

Il Reach non indica:

  • il numero di visitatori unici;
  • il numero di sessioni;
  • il numero di pagine viste;
  • il traffico SEO mensile;
  • il fatturato di un sito;
  • né una posizione esatta in una classifica mondiale.

Google non pubblica il numero esatto di navigazioni registrato per ogni dominio.

Al suo posto, CrUX attribuisce a ciascuna origin una magnitudine di popolarità.

Magnitudine di popolarità CrUX Interpretazione
Top 1.000 Tra le 1.000 origin più visitate del dataset
Top 5.000 Tra le 5.000 origin più visitate
Top 10.000 Tra le 10.000 origin più visitate
Top 50.000 Tra le 50.000 origin più visitate
Top 100.000 Tra le 100.000 origin più visitate
Top 500.000 Tra le 500.000 origin più visitate
Top 1 milione Tra il milione di origin più visitate
Top 5 milioni Tra le 5 milioni di origin più visitate
Top 10 milioni Tra le 10 milioni di origin più visitate
Top 50 milioni Tra le 50 milioni di origin più visitate
Top 100 milioni Tra le 100 milioni di origin più visitate

Una magnitudine 10.000 significa quindi che l’origin appartiene alle 10.000 origin più visitate secondo questo segnale. Queste magnitudini seguono una scala logaritmica. Presentarle come fasce esclusive — Top 1K, da 1K a 5K, da 5K a 10K, ecc. — è soprattutto un modo pratico per leggerle e confrontarle. La magnitudine massima documentata può inoltre evolvere man mano che il dataset si allarga.

Essere nel Top 10.000 non significa quindi essere l’8.432° sito più visitato al mondo.

Significa che l’origin appartiene a quella magnitudine di popolarità.

Come NicheObserver trasforma questi dati in Reach

I bucket CrUX sono utili per gli analisti di dati, ma poco pratici quando si vogliono confrontare in fretta più domini.

NicheObserver li converte quindi in una scala più facile da leggere.

Reach diretto Bucket CrUX associato
100 Top 1K
90 Top 5K
80 Top 10K
70 Top 50K
60 Top 100K
50 Top 500K
40 Top 1M
30 Top 5M
20 Top 10M
10 Top 50M

Questa corrispondenza si ferma al Top 50M: il gradino Top 100 milioni documentato da CrUX non ha un equivalente nella scala Reach qui sopra.

NicheObserver distingue comunque più informazioni.

Il reach_score corrisponde al valore diretto proveniente dalla migliore origin del dominio.

L’adjusted_reach_score è il segnale principale usato per il Domain Reach e può raffinare questo valore a livello di dominio.

Per questo è possibile incontrare un punteggio come 83,25 e non solo multipli di dieci.

Dominio e origin: una differenza importante

Per capire bene CrUX, occorre anche capire la nozione di origin.

Nel linguaggio comune ragioniamo di solito a livello di dominio:

example.com

Per CrUX, invece, parti diverse di uno stesso sito possono costituire origin diverse.

Per esempio:

  • https://example.com
  • https://www.example.com
  • https://app.example.com
  • https://blog.example.com
  • https://docs.example.com

possono rappresentare superfici diverse.

Tecnicamente, un’origin è definita dalla combinazione di protocollo, host e porta.

NicheObserver aggrega poi queste informazioni per offrire una visione più pratica a livello di dominio.

Questo approccio può rivelare qualcosa di particolarmente interessante.

Un dominio può apparire relativamente discreto nella parte editoriale, ma avere un’applicazione o un servizio estremamente frequentato su un sottodominio.

Viceversa, un dominio può avere una forte notorietà storica mentre le parti realmente attive del sito sono molto meno frequentate.

Che cos’è CrUX, esattamente?

CrUX significa Chrome User Experience Report.

Si tratta di un dataset pubblico di Google che contiene dati reali di esperienza utente provenienti da Chrome.

Viene usato in particolare per misurare le prestazioni reali dei siti e i loro Core Web Vitals.

Vi si trovano per esempio dati legati a:

La peculiarità di CrUX è che non si basa soltanto su test eseguiti in modo artificiale da un server.

Si appoggia a vere esperienze di navigazione di utenti Chrome idonei.

È quello che di solito si chiama field data, o dato sul campo.

Quali utenti vengono presi in considerazione in CrUX?

CrUX, però, non rappresenta tutti gli utenti del mondo.

Google applica diversi criteri perché un’esperienza utente possa contribuire al dataset.

Le piattaforme supportate comprendono in particolare Chrome su computer e Chrome su Android.

Alcune fonti, invece, non partecipano al dataset, in particolare:

  • Chrome su iOS;
  • le WebViews Android;
  • altri browser Chromium come Microsoft Edge.

Google non pubblica la quota esatta di utenti Chrome che soddisfano tutti i criteri.

Sarebbe quindi sbagliato interpretare CrUX come una fotografia esaustiva di tutto il traffico Internet.

Tutti i siti compaiono in CrUX?

No.

Ed è proprio uno degli elementi che rendono il segnale interessante.

Per essere rappresentata in CrUX, un’origin deve in particolare essere:

  1. pubblicamente scopribile;
  2. sufficientemente popolare.

Google indica che è necessario un numero minimo di visitatori perché una pagina o un’origin venga integrata nei dati.

La soglia esatta non viene comunicata di proposito, sia per disporre di un campione statisticamente sufficientemente solido, sia per proteggere i dati degli utenti.

La presenza di un dominio in CrUX è quindi già un’informazione in sé:

Google dispone di dati sufficienti provenienti da utenti Chrome idonei perché questa origin possa essere rappresentata nel dataset.

Un Reach di 0 significa che il sito non ha traffico?

No.

È un errore di interpretazione da evitare assolutamente.

Su NicheObserver, un punteggio di 0 significa essenzialmente che la risorsa non è stata osservata nello snapshot considerato.

Diverse ragioni possono spiegare questa assenza:

  • traffico insufficiente per raggiungere la soglia CrUX;
  • pubblico che usa principalmente altri browser;
  • modifiche recenti del sito;
  • problema di idoneità;
  • cambio di struttura o di origin;
  • sito recente;
  • dati insufficienti per il periodo considerato.

Bisogna quindi distinguere:

«CrUX non osserva a sufficienza questo sito»

da:

«questo sito non ha visitatori».

Sono due affermazioni completamente diverse.

Come interpretare concretamente un Reach?

È meglio considerare il Reach come una scala di popolarità relativa.

Più il punteggio è alto, più il dominio appartiene a una categoria elevata nei dati di navigazione Chrome.

Reach da 80 a 100: presenza molto importante in CrUX

Siamo nelle categorie più alte del dataset.

Questi punteggi corrispondono in genere a servizi, media, strumenti, piattaforme o siti con una presenza web molto importante.

Per una campagna di netlinking, incontrare un dominio di questo tipo è evidentemente notevole.

Non significa però automaticamente che il backlink sarà eccellente.

Un sito può essere enorme ma del tutto lontano dalla vostra tematica.

Reach da 60 a 70: forte presenza nei dati CrUX

Il sito ha già una presenza considerevole nei dati CrUX.

Per molti mercati, questo livello corrisponde già a una presenza particolarmente elevata in CrUX.

Reach da 40 a 50: presenza significativa in CrUX

Qui entriamo in una zona molto interessante per il netlinking.

Un Reach di 40 corrisponde al bucket intorno al Top 1 milione e un Reach di 50 al bucket intorno al Top 500.000 nel segnale diretto di NicheObserver.

Per un sito di nicchia, un media specializzato o un blog editoriale, può trattarsi di un segnale particolarmente pertinente.

Reach da 20 a 30: presenza nella coda lunga CrUX

Questi domini appartengono a magnitudini più ampie, ma restano sufficientemente rappresentati in CrUX per comparirvi.

Per il netlinking, non vanno assolutamente scartati in automatico.

Un piccolo sito perfettamente posizionato nella vostra tematica può avere molto più valore di un grande dominio generalista senza rapporto con la vostra attività.

Reach 10: presenza rilevata in CrUX

Il sito appartiene alla coda lunga del dataset, ma ha comunque attività idonea sufficiente per esservi rappresentato.

È già un’informazione utile.

Reach 0: non osservato

Questo non permette di concludere che manchi il traffico.

Occorrerà basarsi di più sugli altri segnali disponibili.

Cruscotto di analisi di audience e popolarità di un sito, a partire dai dati di navigazione

Perché il Reach è particolarmente interessante nel netlinking

Quando si acquista un backlink, torna sempre una domanda:

Il sito su cui pubblicherò ha un pubblico e un’attività reali?

Le metriche SEO tradizionali danno una parte della risposta.

Si possono esaminare:

  • il traffico SEO stimato;
  • il Trust Flow;
  • il Citation Flow;
  • il numero di domini referenti;
  • il profilo di backlink;
  • la visibilità su Google;
  • lo storico;
  • la qualità dei contenuti;
  • la frequenza di pubblicazione.

Il Reach aggiunge un’informazione di natura diversa:

permette di cercare una traccia di frequentazione reale nei dati provenienti da Chrome.

È particolarmente utile perché due siti con metriche SEO relativamente vicine possono presentare profili di Reach molto diversi.

Reach e traffico SEO: due informazioni diverse

Prendiamo due siti fittizi.

Sito A

  • traffico SEO stimato: 50.000 visite/mese;
  • Trust Flow: 25;
  • domini referenti: 1.500;
  • Reach: 0.

Sito B

  • traffico SEO stimato: 20.000 visite/mese;
  • Trust Flow: 20;
  • domini referenti: 900;
  • Reach: 40.

A prima vista, il sito A sembra superiore.

Il dato Reach, però, introduce un elemento nuovo nell’analisi.

Il sito B ha una presenza sufficientemente importante nelle esperienze Chrome per comparire in una categoria relativamente alta del dataset.

Per il sito A, questa conferma non è disponibile.

Non significa automaticamente che il sito A sia scarso o che la sua stima di traffico sia falsa.

Conviene però indagare oltre.

È proprio questo il valore del Reach: far emergere incoerenze o confermare altri indicatori.

Reach alto + traffico SEO alto

È in genere lo scenario più rassicurante.

Le diverse famiglie di dati raccontano una storia coerente:

  • buona visibilità organica;
  • traffico SEO stimato importante;
  • presenza forte nei dati Chrome.

Resta comunque necessario analizzare la tematica, il profilo di link o la qualità editoriale.

La coerenza dei segnali, però, è positiva.

Reach alto + traffico SEO basso

È un caso particolarmente interessante.

Può indicare che il sito ha un pubblico proveniente da fonti diverse da Google:

  • traffico diretto;
  • marca nota;
  • applicazione web;
  • community;
  • social network;
  • newsletter;
  • traffico referral;
  • utenti abituali.

Uno strumento SaaS o una piattaforma può per esempio ricevere moltissime visite su app.example.com senza avere una visibilità SEO proporzionale.

Per uno specialista SEO abituato a guardare solo le stime di traffico organico, il Reach può quindi far emergere siti sottovalutati.

Reach basso + traffico SEO alto

Questa situazione merita un’analisi più attenta.

Può essere del tutto legittima.

Le stime SEO non misurano la stessa cosa di CrUX e possono essere influenzate dalle parole chiave rilevate, dai loro volumi di ricerca e dai modelli statistici usati dai diversi strumenti.

Anche il profilo degli utenti può spiegare una parte della differenza.

Una differenza molto forte tra più fonti, però, è un buon motivo per esaminare il dominio con più precisione.

Perché il Reach non deve sostituire le altre metriche SEO

Sarebbe tentante usare il Reach come un nuovo punteggio assoluto per classificare tutti i siti.

Sarebbe un errore.

Nessuna metrica unica permette di determinare la qualità di un backlink.

Un sito con un Reach molto alto può:

  • essere fuori tematica;
  • contenere moltissimi link sponsorizzati;
  • avere una qualità editoriale bassa;
  • pubblicare su tutti gli argomenti immaginabili;
  • avere una pagina che verrà rapidamente sepolta nella sua architettura.

Viceversa, un piccolo sito molto specializzato può essere estremamente interessante per una campagna SEO.

Il Reach va quindi usato come uno strato aggiuntivo di qualificazione.

Reach, DR, DA, Trust Flow: quali differenze?

Questi indicatori non cercano di misurare la stessa cosa.

Domain Rating / Domain Authority

Mirano soprattutto a rappresentare la potenza o l’autorità di un dominio a partire dal suo profilo di link.

Sono quindi fortemente legati al grafo dei backlink.

Trust Flow

Il Trust Flow di Majestic cerca di stimare la vicinanza di un sito a un insieme di siti considerati affidabili nel grafo dei link.

Traffico SEO stimato

Cerca di approssimare le visite che un dominio può ricevere grazie alle sue posizioni nei motori di ricerca.

Reach

Il Reach, invece, si basa su un segnale proveniente dalle esperienze di navigazione Chrome osservate in CrUX.

Queste diverse famiglie di indicatori possono quindi essere complementari.

Un dominio interessante dovrebbe idealmente presentare più segnali coerenti, piuttosto che un punteggio spettacolare su un solo strumento.

Perché conviene osservare lo storico del Reach

Uno scatto in un dato momento è utile.

Un’evoluzione su più mesi lo è ancora di più.

NicheObserver permette di seguire lo storico del Domain Reach.

Si possono allora distinguere diversi profili.

Reach stabile

Una presenza regolare su più mesi è in genere un segnale rassicurante.

Il sito sembra disporre di un pubblico sufficientemente costante per restare nella stessa zona di CrUX.

Reach in crescita

Un aumento progressivo può segnalare un sito o un servizio in sviluppo.

Per un acquirente di backlink, individuare una proprietà web in crescita prima che diventi particolarmente cara può essere interessante.

Reach in calo

Un calo isolato non deve scatenare automaticamente un allarme.

Le variazioni possono dipendere sia da cambiamenti nell’attività dei visitatori, sia da evoluzioni della copertura CrUX.

Una tendenza negativa persistente su molti mesi, invece, merita di essere incrociata con:

  • l’evoluzione del traffico SEO;
  • la curva delle parole chiave;
  • la frequenza di pubblicazione;
  • l’indicizzazione;
  • il profilo di backlink;
  • le eventuali migrazioni del sito.

CrUX viene aggiornato regolarmente

Google mette a disposizione CrUX tramite diversi prodotti.

I dati accessibili da alcune interfacce corrispondono in particolare a periodi mobili, mentre la base BigQuery viene pubblicata con cadenza regolare.

NicheObserver, dal canto suo, costruisce snapshot a partire dai dati CrUX e indica il periodo utilizzato.

È quindi importante guardare sempre il periodo del dato quando si confrontano due valori.

Si può conoscere il numero di visitatori grazie al Reach?

No.

E conviene diffidare di qualsiasi conversione semplicistica del tipo:

Reach 40 = X migliaia di visitatori mensili.

I dati pubblici non permettono questa precisione.

Google non pubblica i volumi esatti associati ai bucket di popolarità.

Il segnale indica una posizione relativa in grandi categorie, non un’audience numerica precisa.

Si può quindi dire:

«questo dominio appartiene a una categoria di popolarità molto più alta di quest’altro dominio»

ma non:

«questo dominio riceve esattamente 243.000 visitatori al mese grazie a CrUX».

Il Reach permette di individuare i siti finti?

Non in modo diretto.

Nessuna metrica permette da sola di identificare tutti i siti artificiali o creati esclusivamente per vendere link.

Il Reach, però, può diventare un ottimo segnale di verifica.

Immaginiamo un dominio che mostri:

  • metriche di autorità molto alte;
  • migliaia di domini referenti;
  • una forte stima SEO;
  • ma nessuna presenza CrUX per un lungo periodo.

Non è una prova di manipolazione.

È però un’incoerenza sufficientemente interessante da spingere l’analisi più a fondo.

Al contrario, un sito presente con regolarità in CrUX apporta un dato in più che attesta che una quantità sufficiente di esperienze Chrome idonee è effettivamente associata alla sua origin.

Su MisterGoodLink, raccomandiamo di non scegliere mai uno spot a partire da una metrica unica.

Una buona analisi può seguire più fasi.

1. Verificare la pertinenza tematica

Un link inserito su un sito coerente con la vostra attività resta in genere preferibile a un link ottenuto solo per le sue metriche.

Osservate in particolare il Topical Trust Flow, le categorie del sito e i suoi contenuti recenti.

2. Analizzare la visibilità SEO

Esaminate il traffico organico stimato e la sua evoluzione.

Un sito che ha davvero pagine posizionate su Google presenta in genere più interesse di un dominio le cui metriche poggiano solo su uno storico di backlink.

3. Verificare il Reach

Il Reach apporta allora un nuovo livello di lettura.

Conviene chiedersi in particolare:

  • il dominio compare in CrUX?
  • a quale livello?
  • da quanto tempo?
  • la sua tendenza è stabile, positiva o negativa?

4. Esaminare il profilo di link

Analizzate il Trust Flow, il Citation Flow, i domini referenti e la qualità generale dei backlink.

5. Esaminare il sito a mano

Le metriche non sostituiscono mai una visita reale.

Osservate:

  • la qualità degli ultimi articoli;
  • la frequenza di pubblicazione;
  • gli autori;
  • la coerenza editoriale;
  • il numero di contenuti sponsorizzati;
  • le categorie;
  • l’indicizzazione delle pagine;
  • la profondità degli articoli nell’architettura.

6. Confrontare il prezzo con il potenziale

Un sito con metriche leggermente inferiori ma un ottimo rapporto qualità/prezzo può rappresentare un’opportunità migliore di un dominio prestigioso venduto a un prezzo molto più alto.

Esempio di analisi di tre spot

Immaginiamo tre siti disponibili per una campagna.

Criterio Sito A Sito B Sito C
Traffico SEO stimato 80.000 25.000 12.000
Trust Flow 30 24 18
Reach 0 40 30
Tematica Media Eccellente Eccellente
Prezzo 500 € 180 € 90 €

Se si guarda solo il traffico SEO e il Trust Flow, il Sito A sembra vincere facilmente il confronto.

Aggiungendo il Reach e la pertinenza tematica, la scelta diventa meno ovvia.

Il Sito B accumula:

  • una buona visibilità SEO;
  • una tematica molto pertinente;
  • una presenza reale rilevata in CrUX;
  • un costo molto più ragionevole.

Il Sito C può rappresentare a sua volta un’ottima opportunità per diversificare la campagna.

È proprio per questo tipo di decisione che il Reach mostra tutto il suo valore.

Non decide al posto vostro, ma migliora la qualità dell’analisi.

I limiti del Reach da conoscere

Come tutti i dati SEO e di marketing, il Reach ha dei limiti.

Non copre tutti gli utenti

CrUX si basa su una popolazione specifica di utenti Chrome idonei.

Non rappresenta quindi l’insieme degli utenti del web.

Non fornisce i visitatori unici

Una navigazione e un visitatore unico sono due nozioni diverse.

Il Reach non va quindi presentato come una misura di visitatori unici.

Non fornisce un numero preciso di visite

I bucket di popolarità sono volutamente ampi.

Un’assenza non equivale a zero traffico

Un dominio può ricevere visite senza soddisfare i criteri necessari per comparire in CrUX.

I sottodomini possono cambiare l’interpretazione

Una gran parte dell’attività di un dominio può avvenire su un’origin specifica.

Una variazione mensile non è necessariamente una variazione proporzionale del traffico

Il sito può passare da una fascia all’altra per ragioni diverse.

È quindi preferibile osservare le tendenze su più mesi.

Reach o traffico: quale guardare per primo?

La risposta giusta è: entrambi.

Il traffico SEO stimato risponde alla domanda:

Quale visibilità sembra avere questo sito nei motori di ricerca?

Il Reach risponde piuttosto a:

Quale presenza ha questo dominio nelle navigazioni Chrome osservate da CrUX?

I due dati possono raccontare la stessa storia.

Ma le loro divergenze sono a volte ancora più interessanti delle loro somiglianze.

Il Reach è una nuova metrica SEO?

Non in senso stretto.

CrUX non è stato creato per misurare l’autorità SEO dei siti e il Reach non è un fattore di ranking Google noto.

Non bisogna quindi mai dire:

«Un sito con un Reach alto trasmette più PageRank.»

Non lo sappiamo.

Il Reach è prima di tutto una metrica di analisi di audience e di popolarità relativa.

Per la SEO è utile perché permette di qualificare meglio il sito su cui si prevede di ottenere un link.

È una distinzione importante.

Che cosa cambia il Reach per l’analisi dei siti

Per molto tempo, gli specialisti SEO hanno valutato i domini soprattutto a partire da due grandi famiglie di dati:

  1. i loro backlink;
  2. la loro visibilità su Google.

CrUX aggiunge indirettamente una terza famiglia particolarmente interessante:

  1. la presenza osservata nelle navigazioni di veri utenti Chrome.

Non sostituisce nessuna delle due precedenti.

Le completa.

Ed è proprio questa indipendenza a farne il valore.

Conviene privilegiare solo i siti con un Reach alto?

No.

Sarebbe anzi contrario a una strategia di netlinking naturale e diversificata.

Un buon profilo di link può contenere:

  • grandi media;
  • siti riconosciuti in una nicchia;
  • blog specializzati;
  • siti regionali;
  • pubblicazioni professionali;
  • siti più modesti ma estremamente pertinenti.

Il Reach deve permettere di capire meglio il sito, non di eliminare in automatico ogni dominio sotto una soglia arbitraria.

Un Reach di 20 o 30 su un sito ultra-specializzato può essere molto più interessante di un Reach di 70 su un dominio senza rapporto con il vostro settore.

Qual è dunque il modo giusto di interpretare il Reach?

Restano soprattutto cinque principi.

  1. Un Reach alto indica una presenza importante nei dati Chrome, non un numero preciso di visitatori.
  2. Un Reach basso non è sinonimo di sito scadente.
  3. Un Reach di 0 significa «non osservato nello snapshot», e non «zero visitatori».
  4. L’evoluzione del Reach su più mesi è spesso più informativa di un valore isolato.
  5. Nel netlinking, il Reach va sempre incrociato con la tematica, il traffico SEO, il profilo di link, la qualità del sito e il suo prezzo.

Il principale interesse del Reach non è creare l’ennesimo punteggio SEO.

È offrire una nuova prospettiva sull’attività reale di un dominio.

Basandosi sul Chrome User Experience Report di Google, permette di osservare un segnale proveniente da vere esperienze Chrome e di situare i siti in grandi categorie di popolarità.

Per il netlinking, questa informazione è particolarmente interessante.

Permette di completare gli indicatori che usiamo già: traffico organico stimato, Trust Flow, Citation Flow, domini referenti, Topical Trust Flow o ancora qualità editoriale.

Un buon backlink non si riduce mai a un numero.

Ma più disponiamo di segnali indipendenti e coerenti, più possiamo prendere una decisione informata.

Il Reach va esattamente in questa direzione.

Non sostituisce le metriche SEO tradizionali: aggiunge loro una nuova dimensione.