Alla scoperta del PageRank
Il PageRank è uno dei concetti fondanti di Google, all’origine del suo successo fulmineo negli anni 2000. Concepito come un algoritmo di classificazione basato sulla popolarità delle pagine web, ha permesso a Google di distinguersi proponendo risultati più pertinenti rispetto ai suoi concorrenti.
Sebbene il PageRank non venga più mostrato pubblicamente dal 2016, il suo principio fondamentale resta attivo nell’algoritmo del motore di ricerca. Continua a influenzare il modo in cui le pagine vengono posizionate nei risultati, tenendo conto della quantità e della qualità dei link che puntano ad esse.
Comprendere il PageRank significa cogliere i meccanismi chiave della SEO: perché i backlink sono così importanti, come la struttura di link interni può dare slancio ad alcune pagine, o ancora perché non tutti i link hanno lo stesso peso. In questo articolo andiamo alla scoperta di questo pilastro discreto ma sempre potente della SEO.
In questo articolo:
ToggleChe cos’è il PageRank?
Origine e definizione
Il PageRank è un algoritmo messo a punto alla fine degli anni ’90 da Larry Page e Sergey Brin, i cofondatori di Google. All’epoca, la rivoluzione portata da questo sistema risiedeva nella sua capacità di valutare la popolarità di una pagina web non in base al suo contenuto soltanto, ma in base al numero e alla qualità dei link che puntavano ad essa. Il principio era semplice: se numerosi siti web ritengono utile inserire un link verso una pagina, allora questa merita un’attenzione particolare nei risultati di ricerca.
Ogni link ricevuto viene interpretato come un voto di fiducia. Ma questi voti non sono tutti uguali: un link proveniente da un sito riconosciuto, popolare e tematicamente pertinente pesa molto più di un link proveniente da un sito sconosciuto o fuori tema. Così, il PageRank introduce l’idea che la notorietà di una pagina possa essere trasmessa ad altre, e che questa trasmissione avvenga attraverso i link ipertestuali.
Funzionamento teorico
Il modello iniziale si basa su un concetto di navigazione casuale: un utente fittizio clicca a caso sui link delle pagine web, e più è probabile che approdi su una pagina, più questa pagina viene giudicata importante. Per simulare questo comportamento, Google attribuisce a ogni link una frazione dell’autorevolezza della pagina di origine, che trasmette alla pagina di destinazione.
Ciò significa che ogni pagina possiede una certa quantità di PageRank, che condivide con tutte le pagine verso cui punta con i suoi link. Ad esempio, se una pagina A inserisce tre link verso B, C e D, ciascuno di questi link riceverà circa un terzo del PageRank di A (secondo una versione semplificata del calcolo).
In pratica, il PageRank è dunque una meccanica di trasmissione della popolarità, in cui i link svolgono un ruolo centrale. È questa logica che spiega perché, ancora oggi, i backlink e la struttura di link interni restino leve così potenti per migliorare la visibilità di un sito nei risultati di ricerca.

Come viene calcolato il PageRank?
La formula matematica semplificata
Il calcolo del PageRank si basa su una formula matematica probabilistica, che modella il comportamento di un utente fittizio che naviga di pagina in pagina seguendo i link. A ogni passaggio, ha una certa probabilità di cliccare su un link o di ripartire verso una pagina completamente diversa. Questo comportamento è rappresentato dalla formula:
PR(A) = (1 – d) + d × (PR(B)/L(B) + PR(C)/L(C) + …)
In questa equazione:
- PR(A) è il PageRank della pagina A.
- PR(B) e PR(C) sono i PageRank delle pagine che puntano ad A.
- L(B) e L(C) rappresentano il numero di link in uscita dalle pagine B e C.
- D è il fattore di smorzamento (o «damping factor»), generalmente fissato a 0,85, che simula la probabilità che un utente continui a cliccare sui link piuttosto che ricominciare la sua navigazione.
L’idea chiave è che più una pagina riceve link da pagine a loro volta popolari, e più questi link sono poco diluiti (ovvero non condivisi tra decine di altri), più essa accumula PageRank.
L’importanza della struttura di link interni
Il PageRank non si applica solo ai link esterni (backlink). Funziona anche internamente, tra le pagine di uno stesso sito. Ecco perché la struttura di link interni è una strategia imprescindibile: permette di ridistribuire in modo intelligente l’autorevolezza SEO tra le diverse pagine del sito.
Collegando le pagine più strategiche dalle pagine più visitate o più popolari, puoi canalizzare il PageRank verso i contenuti che vuoi far salire nei risultati di ricerca. Questo passa attraverso una struttura chiara, una gerarchizzazione logica dei contenuti e un uso ragionato dei link nei tuoi articoli, menu o piè di pagina.
Il PageRank ha ancora un impatto oggi?
Scomparsa dell’indicatore pubblico
Per diversi anni, il PageRank è stato un indicatore accessibile al pubblico tramite la Google Toolbar, mostrato sotto forma di un punteggio su 10. Questo permetteva ai SEO di misurare rapidamente l’“autorevolezza” di una pagina secondo Google. Ma questa versione visibile del PageRank è stata abbandonata nel 2016, in particolare perché era spesso mal interpretata o sopravvalutata, incoraggiando pratiche di netlinking artificiale.
La fine di questa visibilità non significa la scomparsa dell’algoritmo. Google ha semplicemente smesso di renderlo pubblico, per ridurre gli abusi e spingere i webmaster a concentrarsi sulla qualità complessiva dei loro contenuti e del loro sito, piuttosto che su un punteggio numerico.
Un mattone ancora presente nell’algoritmo
Sebbene Google non mostri più il PageRank, numerosi portavoce ufficiali del motore (come John Mueller) hanno confermato che il principio del PageRank è tuttora integrato nell’algoritmo di classificazione. È ormai combinato con altri segnali più moderni: pertinenza semantica, comportamento dell’utente, esperienza mobile, velocità di caricamento, ecc.
Tuttavia, la logica di base resta la stessa: i link continuano a trasmettere popolarità, e dunque a influenzare il posizionamento. È per questo motivo che le piattaforme SEO hanno sviluppato le proprie metriche alternative (come il Domain Rating, il Trust Flow o ancora il Citation Flow) per stimare la forza dei link in assenza del punteggio ufficiale di Google.

PageRank e netlinking: quale legame strategico?
L’influenza dei backlink sul PageRank
Il netlinking si basa su un principio fondamentale ereditato direttamente dal PageRank: i link in entrata sono portatori di valore. Quando un sito A inserisce un link verso un sito B, gli trasmette una porzione della propria autorevolezza, a condizione che questo link sia in dofollow e provenga da un contesto pertinente. Più il sito che invia il link è popolare (alto PageRank), più il link che invia è considerato potente.
Così, una strategia di netlinking efficace consiste nell’ottenere backlink di qualità, ovvero link collocati su siti ben posizionati, attivi, ad alta autorevolezza e in una tematica affine alla tua. Al contrario, link di bassa qualità — provenienti da link farm, da siti fuori tema o penalizzati — possono diluire la pertinenza del tuo profilo di link, o addirittura danneggiare il tuo posizionamento.
L’utilità della diluizione del PageRank
Il PageRank trasmesso da una pagina non è illimitato. Viene ripartito tra tutti i link in uscita che essa contiene. In altre parole, più una pagina contiene link, meno ciascun link riceverà link juice. Questo fenomeno è chiamato diluizione.
Ecco perché è importante essere strategici: collocare i tuoi link su pagine che hanno pochi link in uscita, idealmente all’interno di un contenuto editoriale pertinente, permette di massimizzare il guadagno SEO. Internamente, ciò significa che occorre evitare le pagine che affogano i link in liste interminabili, e piuttosto valorizzare i link verso le tue pagine chiave attraverso una struttura di link mirata.
PageRank sculpting (e i suoi limiti)
Il concetto di PageRank sculpting è nato da questa logica. Un tempo consisteva nel canalizzare il PageRank verso determinate pagine utilizzando tag nofollow sui link ritenuti “secondari”. Ad esempio, si impediva ai link verso la pagina di contatto o le condizioni generali di trasmettere autorevolezza per concentrare il link juice sulle pagine commerciali.
Tuttavia, da allora Google ha modificato il modo in cui tratta il nofollow: ormai i link nofollow non conservano il PageRank, ma lo perdono, il che rende questa tattica meno efficace. Detto ciò, resta pertinente gerarchizzare i link interni in modo logico, dando più peso alle pagine strategiche, sia per i motori di ricerca sia per gli utenti.
Buone pratiche per sfruttare il PageRank
Strutturare il sito attorno alle pagine strategiche
Sfruttare il PageRank comincia da un’architettura di sito ben pensata. Ogni pagina deve avere una collocazione logica nell’alberatura ed essere collegata alle altre in base alla sua pertinenza tematica e alla sua importanza strategica. Le pagine chiave (come quelle che puntano a parole chiave ad alto potenziale o a obiettivi di conversione) devono ricevere più link interni per catturare maggiore PageRank.
Ridurre la profondità di queste pagine, ovvero il numero di clic necessari per raggiungerle dalla home page, permette anche di aumentarne la visibilità agli occhi di Google. In sintesi, una struttura di link interni efficace agisce come una rete di distribuzione del PageRank attraverso il sito, favorendo le pagine prioritarie.
Curare i propri backlink
Sul versante esterno, la qualità dei backlink resta una leva imprescindibile. Meglio ottenere alcuni link ben collocati da siti autorevoli che decine di link deboli o non tematizzati. È dunque essenziale puntare a fonti affidabili, pubblicare contenuti ad alto potenziale di condivisione, o utilizzare piattaforme di netlinking specializzate che garantiscono un buon livello di controllo (qualità dei domini, tematica, indicizzazione, metriche come il Trust Flow o il Domain Rating).
La diversità delle fonti, dei tipi di anchor e dei formati (articolo ospite, link contestuale, citazione di brand…) contribuisce anch’essa a un profilo di link naturale, il che rafforza la credibilità della tua strategia SEO.
Evitare la sovraottimizzazione
Troppi link interni che puntano a una stessa pagina, o una ripetizione eccessiva di anchor ottimizzate (con parole chiave esatte), possono inviare segnali artificiali a Google. Occorre trovare un equilibrio tra ottimizzazione e fluidità di navigazione. Utilizzare anchor variate, contestuali e naturali, permette di trasmettere PageRank preservando al contempo un’esperienza utente di qualità.
Lo stesso vale per i backlink: evita di acquistare in massa link su siti di scarsa qualità. Google premia la coerenza, la progressività e la pertinenza nell’acquisizione di popolarità.



